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LA STORIA

San Vito di Fagagna, piccolo comune dell'alta pianura friulana (8,35 Kmq, 1691 abitanti, con le frazioni di Silvella e Ruscletto) deve il suo nome al santo omonimo.

Citato esplicitamente per la prima volta in un documento del 1236 (in villa S. Viti di Pagania), la sua storia si è intrecciata a quella del centro a cui deve la seconda parte del suo nome, Fagagna, legato ad esso da vincoli economici, amministrativi e di contiguità territoriale.

La zona fu probabilmente abitata in epoca preromana e negli anni Settanta sono state rinvenute tracce di una strada romana la cui direzione fa ipotizzare possa trattarsi di resti della strada Concordia ad Noricum che da Concordia Sagittaria appunto raggiungeva, tra Artegna e Gemona, la via lulia Augusta.

Se la zona fu di transito, sicuramente fu oggetto di colonizzazione romana e sede di un villaggio rurale.

Alcuni studi toponomastici ritengono possibile che il nome del villaggio possa derivare dal latino vicus, con successivo adattamento in Vitus quando si affermò il culto del Santo.

Non ci sono documentazioni successive fino al periodo longobardo, durante il quale la località fu abitata, come prova il rinvenimento nel 1949 nei pressi della località Badie di una necropoli con 12 tombe longobarde, con il loro corredo funebre di armi, fibule ed altri oggetti databili alla seconda metà del VII secolo. 

Una serie di scavi condotti nel 1962 all'interno della Parrocchiale ha portato alla luce un sarcofago longobardo del IX secolo. Più precisamente, il sarcofago pare essere di epoca romana, riutilizzato, come d'uso frequente nel Medioevo, in età longobarda ed abbellito con una grande croce a treccia incisa.

La prima memoria del territorio di San Vito risale al 762, al documento noto come "donazione sestense" con il quale tre fratelli longobardi, Anfo, Erto e Marco donarono il territorio all'Abbazia di Sesto al Reghena. E' probabile quindi che la villa (il villaggio) di San Vito dipendesse dall'abbazia di Sesto, fino al costituirsi dello stato patriarcale, tra l'XI e il XII secolo. 

Con il consolidamento dell'organizzazione feudale, nel XIII secolo San Vito dipendeva giuridicamente dai Signori di Villalta, mentre dal punto di vista ecclesiastico dipendeva dall'Abbazia di Sesto, che possedeva nella zona un manso di terra (il manso è un appezzamento di circa venticinque campi). Tale situazione di dipendenza spirituale rimase in vigore fino alla soppressione della commenda ad opera del Senato di Venezia, nel 1786.

Gli archivi della parrocchia conservano la nota delle spese della fabbriceria e tra esse è annotata, fino al XIX secolo, quella per gli olii santi che si prelevavano presso l'abbazia di Sesto. Tuttavia, contemporaneamente, si sviluppava una sempre maggior influenza della Pieve di Fagagna su San Vito: la Pieve possedeva sul territorio molti mansi di terra che affittava a famiglie locali.

Dopo la conquista veneta del 1420, cambiando l'ordinamento politico, il paese passò alla diretta e immediata giurisdizione del Luogotenente veneto, che risiedeva ad Udine.

Dal 1495 la villa di San Vito è annotata tra le filiali della Pieve di Fagagna, come annotato in un antico documento conservato nell'Archivio Vescovile di Udine (Elenco delle Pievi e filiali visitate dall'Arcidiacono aquileiese dal 1495 al 1503).

Successivamente la storia di San Vito si confonde con quella dei numerosi piccoli centri agricoli circostanti, con i suoi tempi scanditi dall'attività agricola e dal calendario religioso, con la sua organizzazione di comunità rurale, come dimostrano le diverse case coloniche ancora presenti. 

Tra le incombenze necessarie, fonte di scambi "culturali", il viaggio ai mulini sul Corno, in località San Mauro d'Arcano, per rifornirsi della farina necessaria al piatto base dell'alimentazione del tempo, la polenta. Prima dello scavo del canale Ledra, anche l'acqua era assicurata dal Corno o dal tradizionale "suei", davanti alla chiesa parrocchiale.

Tra i momenti piacevoli, le feste di paese: il pignarui dell'Epifania o Staipie a Silvella, la (relativa) abbondanza del carnevale, la pasquetta con le uova sode a San Vito, le rogazioni, tradizione viva fino a pochi decenni fa nelle campagne friulane e in particolare a San Vito, l'antica festa della patrona Santa Colomba a Ruscletto.

Con la riforma amministrativa di Mussolini nel 1927, San Vito fu annesso al Comune di Fagagna; ridivenne autonomo nel 1947 con le frazioni di Ruscletto e di Silvella.

Ruscletto, citato per la prima volta nel 1338, era stato in precedenza soggetto al gastaldo di Fagagna sia con i Patriarchi che durante la Repubblica Veneta, mentre Silvella, citata per la prima volta nel 1293, aveva condiviso con San Vito l'amministrazione diretta del luogotenente nel periodo veneziano.